Articolo pubblicato il giorno: 10 Giugno 2026
Presentata la terza edizione del Modena Belcanto Festival, manifestazione che nasce dalla convergenza di un protocollo d’intesa tra il Comune di Modena, la Fondazione di Modena, la Fondazione Teatro Comunale e il Conservatorio Vecchi-Tonelli. Un evento che prosegue il suo percorso progettuale volto a custodire e rinnovare una delle più alte espressioni della tradizione musicale italiana, prendendo il via il 16 settembre per concludersi il 12 novembre.
Queste le dichiarazioni raccolte nella giornata di presentazione:
Aldo Sisillo, Direttore della Fondazione Teatro Comunale di Modena
Massimo Mezzetti, Sindaco di Modena
Anche quest’anno è la ricerca a dettare l’agenda artistica della rassegna che attraversa a gran passo ambiti tematici differenti ma profondamente interconnessi, linguaggi multidisciplinari e forme espressive eterogenee, facendo emergere gli aspetti più significativi della programmazione.
In particolare, l’edizione 2026 si configura come una riflessione sulle trasformazioni ‘culturali’ della vocalità italiana, sulla fluidità di un genere con le sue peculiarità storiche, dai tecnicismi barocchi alla straordinaria scrittura teatrale di Giuseppe Verdi – del quale si celebrano i 125 anni dalla morte -, dal Novecento con le sue avanguardie alle sperimentazioni elettroniche contemporanee. Il belcanto, dunque, inteso non soltanto come uno stile specifico, né come periodo circoscritto della storia musicale italiana, ma come idea di suono, di estetica della voce, di pratica espressiva che attraversa i secoli mutando continuamente.
Non è casuale, dunque, che il Festival si inauguri con Il cambiamento era incessante, concerto affidato a Carmela Remigio, Raffaele Pe, Enrico Pagano e all’Orchestra Canova, costruito intorno alle eroine di Georg Friedrich Händel e ispirato alla celebre riflessione di Virginia Woolf sull’identità come processo in costante cambiamento. Il Barocco appare qui come il primo grande laboratorio della metamorfosi vocale e teatrale e introduce un altro fondamentale campo di interesse della kermesse: la riscoperta delle origini del belcanto attraverso il patrimonio musicale estense. In questa prospettiva si colloca, ancora, per la prima volta in forma semiscenica, La costanza trionfante, progetto dedicato ad Antonio Vivaldi, a cura di Federico Maria Sardelli, che restituisce la natura sperimentale e cangiante dell’opera settecentesca.
Nella stessa direzione si inseriscono A casa Bononcini – Ingegno, drammi e delizie, dedicato a una delle famiglie più importanti della cultura musicale modenese, e Dalla Boemia al Ducato di Modena, che ricostruisce le relazioni culturali tra Modena e la Mitteleuropa attraverso le figure di Joseph ed Ernesto Köhler.
Al centro di questa edizione si colloca Giuseppe Verdi, scrutato non con una lente commemorativa, ma come fautore di quella trasformazione che dalla tradizione belcantistica arriva al grande teatro moderno. Letteralmente Verdi, con Alessandro Preziosi, entra nel laboratorio creativo del compositore attraverso le lettere dedicate al Trovatore, restituendo il volto di un artista tormentato dal rapporto tra parola, azione scenica e verità musicale. Il Concerto di Gala, dedicato a Mirella Freni, vede protagonista Anna Pirozzi, una delle più autorevoli interpreti del repertorio verdiano contemporaneo; invece il 12 ottobre si rende omaggio a Luciano Pavarotti nell’anniversario della nascita, con un concerto della Fondazione a lui dedicata e che ne custodisce la memoria umana e artistica sostenendo giovani talenti lirici in tutto il mondo; da Viva Verdi, affidato al Balletto di Milano, che esplora la dimensione coreografica del compositore, si approda alla grandiosa Messa da Requiem, vertice spirituale e drammatico dell’intera parabola verdiana, diretta da Aldo Sisillo.
Nel Novecento e nella contemporaneità il Festival muove i propri passi nei territori in cui la voce continua a ridefinire la propria identità. La doppia serata – che allinea pagine di Stravinskij, Ravel e la nuova commissione A lente grida di Mauro Montalbetti (su testo di Flaviano Pisanelli) con la compositrice e performer americana Lisel (Eliza Bagg), – vuole mettere in dialogo la tradizione della parola cantata con nuove pratiche vocali ed elettroniche; l’esperimento prosegue con Le maschere allo specchio, con Chiara Osella, attraverso le musiche di Luciano Berio, Kaija Saariaho, Arvo Pärt, Thomas Adès e Giovanni Turi.
A chiudere il Festival sarà la prima assoluta (commissione del Modena Belcanto Festival) di una nuova creazione di Caterina Barbieri, attuale direttrice della Biennale Musica di Venezia, una delle figure più influenti della scena elettronica internazionale, che insieme FontanaMIX Ensemble spinge la sua riflessione sulla voce ponendola al confine tra corpo, tecnologia e percezione sonora.
Anche quest’anno posto d’onore alla settima arte con Daniele Furlati che presta il suo talento compositivo al grande cinema d’autore, creando la colonna sonora, eseguita dal vivo, del film muto Ma l’amor mio non muore! di Mario Caserini, interpretata dalla diva del tempo Lyda Borelli.
Sempre sensibile alla formazione dei giovani cantanti lirici, anche quest’anno il Festival diventa palcoscenico delle nuove generazioni che a conclusione della Modena Belcanto Masterclass – realizzato con il sostegno del Fondo Sociale Europeo e della Regione Emilia-Romagna – saranno protagonisti dei concerti di musica da camera, grazie al training con docenti di acclarata fama. A questi si accosta il concerto degli allievi della Masterclass di Alto Perfezionamento del Conservatorio Vecchi-Tonelli tenuta da Raina Kabaivanska, dal titolo Filarmonie Future.
Un ruolo di particolare rilievo è ricoperto dalla Filarmonica del Teatro Comunale di Modena, che, come nelle scorse edizioni, conferma una presenza importante nel cartellone del festival, sia con l’Orchestra (Concerto di Gala, Messa da Requiem, Filarmonie Future) sia con la formazione in ensemble (in Voci inaudite, e nel film alla Sala Truffaut).
La diffusione nel territorio, il valore dell’appartenenza a un patrimonio artistico e musicale costituiscono elementi importanti anche per questa edizione del Modena Belcanto Festival, che si sviluppa in maniera diffusa, portando il pubblico sia nei luoghi topici che in quelli inusuali della musica modenese e dei territori adiacenti al capoluogo di provincia. A ospitare il Festival saranno il Teatro Pavarotti-Freni, la Galleria Estense, le Chiese di San Carlo e di Sant’Agostino, la Sala Truffaut; spostandosi a Sassuolo, il Palazzo Ducale e l’Auditorium Pierangelo Bertoli, a Carpi il Teatro Comunale, e infine a Concordia sulla Secchia il Teatro del Popolo.
(Foto da ufficio stampa)
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